Alba Gonzales nell’estate dell’anno 2000 affronta i giardini di San Quirico per un appuntamento che è tradizionale e cruciale per chiunque faccia scultura oggi in Italia e nel mondo.
Perché a San Quirico, nel cuore di un paesaggio così perfetto e così antico che ha percorrerlo con lo sguardo sembra di entrare in un dipinto di Ambrogio Lorenzetti o di Piero della Francesca, non si può sbagliare, non si può esser inadeguati.
Alla prova di tanta bellezza lo scultore inadeguato che voglia rischiare l’esposizione all’aperto deve fare i conti, prima ancora che con il giudizio del pubblico e con la severità dei critici, con la luce e con i colori di San Quirico e della Val d’Orcia.
Uno scenario come questo, una cornice così elegante e così vigorosa sono in grado di annichilire subito e per sempre chi non è all’altezza. Bisogno aver coraggio per misurarsi con i giardini di San Quirico e, soprattutto, bisogna esser bravi.
Alba Gonzales ha avuto coraggio e ha dimostrato, una volta di più, di essere brava. La scultrice si presenta con il tipo di esposizione al tempo stesso più classica e più difficile, vero e proprio giudizio di Dio come sanno bene gli artisti affermati.
Questa infatti è una mostra monografica e antologica: è monografica perché qui si parla di Alba Gonzales e di lei sola, è antologica perché qui viene presentata una selezione della sua arte che si propone di essere rappresentativa di un intero percorso stilistico. Ed ecco in fine gli ultimi lavori di Alba Gonzales, quelle sculture poliformi e mostruose in bronzo lucente che - è ancora Claudio Strinati a parlare - non sono propriamente rassicuranti. E’ la stagione delle Sfingi e delle Chimere, è l’ultimo tempo dell’Enigma. Dovessi definire queste opere con il linguaggio della storia dell’arte antica parlerei di manierismo rudolfino.
Del manierismo rudolfino hanno l’eleganza formale e la finitezza tecnica unite all’eccentricità, alla introspezione, alla cripticità, alla perversità. Le Sfingi, le Chimere della Gonzales sono affascinanti come le seduttrici del mito (come la Gorgone, come le Sirene) sono sapienti come colei che interrogò Edipo ma sono al tempo stesso mostruose ed angosciose come l’epifanie del Male.
Forse emergono dal lago nero sul quale galleggia la nostra anima.
Forse l’Enigma che nessuno mai sarà decifrare è sepolto in fondo a ciascuno di noi.
A San Quirico d’Orcia, nello splendore luminoso e melodioso dell’antichissima terra toscana, al cospetto del Monte Amiata il mons aspectu gratissimus che Pio II Piccolomini amava, Alba Gonzales deposita le sue sculture che nel nostro secolo breve sono testimonianza sofferta e appassionata. Sono sicuro che susciteranno meraviglia e stupore, solleciteranno curiosità, emozioni, ricordi. Una rete di occhi che guardano, di mani che toccano, di pensieri che si interrogano e divagano accoglierà i bronzi e i marmi nei giardini di San Quirico.
E’ questo il destino dell’arte, quando l’arte sa accendere la fantasia e toccare il cuore.