Vorrei azzardare qui una proposta di lettura critica di queste opere simbolico-allegoriche.
Una delle linee di svolgimento che più o meno esplicitamente si rivela, o che in ogni caso implicitamente giace nel profondo sottostrato dell’arte moderna dal Simbolismo in poi, e non soltanto nella Metafisica o nel Surrealismo ma pure in altre manifestazioni delle avanguardie storiche (da Duchamp al tema delle “macchine celibi”, e sino a Linder), è quello del passaggio dal tema antico dell’ibridazione tra uomo e macchina.
Una particolarissima ibridazione che costituisce una evidente parafrasi, ora sarcastica, ora euforica, della presenza ubiqua della macchina nel nostro mondo. In queste sculture recenti, si materializza infatti una ricerca orientata nella direzione inversa a quelle che Nietsche denunciava nell’uomo moderno, ossia l’incapacità di fare nuovamente germinare gli dei del giardino d’Europa: viene così risalito tutto un corso culturale e psicologico, non certo nello spirito di una possibile restaurazione del passato ma nell’idea di un ritrovamento della metamorfosi e delle ibridazioni antiche come strutture mentali e psicologiche capaci di fornire una nuova energia selvaggia e colta al tempo stesso.