Opere
 
 
 

Enzo Fabiani

24 agosto 1996
 

...pensavo leggendo i versi e i giudizi scritti da alcuni dei nostri poeti sulle sculture di Albe Gonzales: e mi son parsi ora delle melodie, ora delle prose poeticheche accompagnassero via via i protagonisti del grande “poema” che la scultrice romana è andata costruendo da vent’anni circa a questa estate, e cioè da “Amanti” del 1975 ai recenti e solennemente preziosi volti, da “Tufo Etrusco” del 1979 a “Fantasia etrusco-barocca” del 1988, nel susseguirsi alterno di totem, menhir, e coppie ora etrusco-barocche o barocche-etrusche e via via di figure, sempre di amanti, in un eleganza che possa rifarsi, specie di recente, a Klimt e dintorni, quasi a significare che mai le tempestose acque della vita spegneranno l’amore, ma anzi lo affineranno, con gentile fantasia. Pur se (ed ecco le “grandi ombre” delle forme verticali di marmo rosso e di marmo nero ora compatte, ora squarciate) gli ammonenti pensieri della morte e del mistero, del male e del dubbio, del sesso e dell’amarezza, dell’ingiustizia e dell’odio fanno sempre da angoscioso orizzonte a ogni passo, a ogni giorno. Certo sono anche simboli di aspirazione, di resurrezione e di conquista; ma ancor di più di angosciosa solitudine e angosciata limitazione.