La fantasia di Alba Gonzales è una fantasia massiccia. Non ricama l'aria. Non vezzeggia i fiori e le fronde. Non copia o accarezza figure facilmente riportabili al mondo della natura. Insomma, non dispensa volentieri fragili grazie e di eleganze formali, né in queste si frange. Semmai solida e piena preferisce costruire la propria musica (la propria architettura: che vorrei dire sonora), più che attraverso le volute delle melodie o del canto, mediante severi blocchi polifonici giustapposti, o contrapposti: masse, appunto, che però riescono ogni volta ad annullare qualsiasi senso o sospetto di pesantezza, per modellare invece lo spazio (il plein air nel quale si inseriscono, e con quale si fondono) in un ampio e talora perfino solenne respiro dove la stessa durezza e asprezza della materia trattata, pur sempre fisicamente presente, non resta in nessun caso inerte, bensì concorre a dar movimento al rigoroso ma mai rigido esito espressivo.