Opere
 
 
 

Giorgio Di Genova

28 giugno 2000
 

...la prima maturazione della sua ricerca plastica in direzione di una stilizzazione del corpo, cercando di restituire di esso ritmiche e positure; sulla base di riflessioni su Moore ed Arp, più "disegnate" nello spazio che strutturate (Tettonica Organica, Narciso, 1977). Un passo avanti avverrà solo dall'anno successivo, come ebbi a segnalare nel '79: "Dal corpo come organismo la scultura della Gonzales è in questi due anni passata dal corpo come macchina, dove alla ricerca di ritmi dei movimenti somatici s'è venuta a sostituire una ricerca di ritmi strutturali del corpo, ricerca che ha finora fatto attestare il discorso in una sorta di tettonica organica, dapprima aderente a forme più sinuose e sensuali per la loro predisposizione alla sagomatura curva (Narciso,Tettonica Organica) e di recente divenuta più astrattamente costruttiva per un'adesione allo spezzato e allo squadrato (Tufo etrusco n. 2, Uomo-macchina), cifre espressive queste che per Alba mi sembrano più consone ad esprimere i contenuti del suo animus femminile, non alieno da certa puntigliosa forza interiore, che sa farsi anche aggressiva a giudicare da certi inserimenti di elementi a punta, quasi a voler dichiarare che il corpo di una donna, dietro la sua forza creatrice di vita, nasconde le spine del dolore, le lance, le frecce e le daghe di difesa della propria debolezza…
... Un contraltare ai revenants dell'ex-girasolino sono i coaguli mostruosi zoo antropomorfi a cui Alba Gonzales è giunta ad affidare i suoi fantasmi ancestrali. Si tratta di figure teriomorfe anch'esse collegate con la morte, in quanto uscite dai sarcofagi etruschi, sul cui coperchio la scultrice aveva disteso le sue coppie (Uni-c-Tinia) 1985/1987 ancora segnate dal meccanomorfismo delle sue opere precedenti, incuneatosi fin nel cuore degli anni Ottanta, e talvolta intrise di volute barocche (Fantasia etrusco-barocca 1987-1988), quando non si fanno estatiche per una improvvisa immersione nella Metafisica (In attesa della luce, 1988). . .
... E' come se la Gonzales inconsciamente volesse giustificare le sue ardite (per una donna ancora oggi) rappresentazioni dell'Eros. Ma, una volta che Alba, aperto il vaso di Pandora, ha assistito alla volatizzazione delle personificazioni del femminile contenute in quel contenitore-ventre, per il sotterraneo rapporto che collega Eros e Thanatos, ella ha sentito l'esigenza di sollevare il coperchio - triclinio dei suoi sarcofagi, per scrutarvi dentro. Ed ecco, allora, che dal ventre di essi sono uscite Chimere e Sfingi, talora di intrigante quanto impressionante astanza fisica, progenitrici di quei mostri ibridi, scaturiti dalle viscere dell’io più profondo, con tutta la loro aggressività. Allarmanti simulacri della bestia che sta dentro ad ogni uomo e che da dentro lo domina, queste creature balzate fuori dall’Orco, una volta riemerse cercano di esorcizzare e rimuovere la memoria del regno dei morti con gli spasimi di un Eros istintuale evocato come antidoto nei confronti di Thanatos.