…indubbiamente il fondamento della tua poetica è la classicità, talvolta minacciata e talaltra intimidita, ma sempre presente: una classicità che non ha timori di rievocare i miti del passato, ma che neppure rifiuta di assumere come propri i miti del presente. Sono soprattutto i miti letterari che tu cerchi d'interpretare con precisi riferimenti, in uno svolgimento progressivo che, di opera in opera, arriva sino alle sculture di oggi. E ho detto progressivo non a caso, perchè il tuo percorso non è alieno dal proporre degli enigmi figurativi che poi finiscono per risolversi con la maggiore evidenza. In questo modo, dalle tue fantasie etrusche si arriva alle fantasie più moderne, dalla citazione dantesca di Paolo e Francesca ("Quel giorno più non vi leggemmo avante") a quella di Semiramide ("Che libido fè licito in sua legge"), dall' Ars Amandi di Ovidio a Galatea, in cui si allude alle manipolazioni genetiche, sino al giovane che insieme con l'amante brandisce "l'oscuro oggetto del desiderio": un "telefonino"! Ecco dunque il tracciato della tua mostra milanese. Chi potrà vederla, capirà anche la trama e l'ordito della tua scultura.