Alba Gonzales è una modellatrice dalle doti inconsuete. Le sue mani sono quanto mai sensibili nel plasmare le forme per espanderle nello spazio in sinuose volumetrie figurative e, nelle sue prove più lontane nel tempo, anche in strutture astratte geometricamente ordinate e pulsanti, vere e proprie scenografie di pietra.
I suoi temi Gonzales li svolge con moderna autorevolezza, e con un’attenzione espressiva finalizzata soprattutto a una manipolazione passionale della materia scultorea.
Siamo di fronte ad un artista che possiede e trasmette un’energia creativa estremamente fervida, che avvolge e trasforma la sua raffigurazione in nuclei espressivi di forte impatto emotivo. Il suo approfondimento del racconto mitologico la porta a formulare modulazioni ritmiche evidentemente fondate su quella acquisizione di significato che la letteratura psicanalitica ha voluto attribuire a quegli eventi archetipici, e che appartiene in modo ormai irrinunciabile alla cultura del nostro tempo.
Ma al di là delle implicazioni simboliche, nelle opere della scultrice permangono intatte le suggestioni formali che discendono dalla memoria dell’antichità classica dove prevalgono le figure femminili, sia come emblemi di una bellezza carnale e consapevole del proprio potere fascinatorio, sia come citazioni di una mostruosità arcana e enigmatica.
Sono sfingi, meduse e chimere che esibiscono i loro corpi ibridi e le loro tortuosità problematiche, in un gioco di metafore visive in allusione a un eros dionisiaco e minaccioso, e le cui movenze sembrano seguire una musicalità arcaica che scandisce le pulsioni incontrollabili della loro natura animalesca.
La danza rappresenta in realtà la sottotraccia di molti di questi lavori, dove le movenze dei corpi parlano il linguaggio odierno della coreutica, ovvero di quella ritmicità liberamente espressiva che ha rivoluzionato, all’inizio del secolo scorso, quella classica. Questo dato appartiene del resto anche alla sua esperienza di danzatrice classica, che ah evidentemente condizionato le scenografie spaziali delle sue raffigurazioni scultoree. In questo senso è emblematica l’importante rappresentazione di Narciso, dove un corpo maschile efebico è fissato in una torsione all’indietro che, se riproduce il carattere psicologicamente regressivo dell’amore di sé, è anche riferibile a una movenza coreografica. Di grande interesse è ancora il tema ricorrente della coppia amorosa, sempre rappresentata in una significativa conturbante, esplicitamente avvinta in una intesa carnale esclusiva, che allude ad una fusione ben più profonda di quella dei corpi. Ne è splendido esempio l’immagine bronzea dei volti di Paolo e Francesca, che, come colombe dal Disio chiamate, sono uniti in un bacio senza fine in un volo alato nello spazio privato del loro vortice infernale. In fine, ben altrimenti espressiva è ancora la stessa coppia di amanti, che appare avvinta nella lettura delle parole fatali, riproducendo la fissità ieratica di un sarcofago etrusco.